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Breve storia dell’editrice Setim e del giornale Voce Libera - I libri di maggior successo - Un autore (in) particolare: Raffaele Poidomani - Intendimenti e scopo del sito.

Fu al culmine di quella stagione così peculiare, piena di speranzose contestazioni ed abrasivi rivolgimenti che oggi identifichiamo colla semplicistica definizione di Sessantotto, che la Società Editrice Tipografica Industriale Modicana, meglio conosciuta con l'acronimo di Setim, vide la fondazione. Era il frutto dell'incontro di persone di varia estrazione, accomunate dall'intento di dar vita ad un sodalizio che, in quel clima di rinnovamento che alitava anche in province remote come la nostra, sulla scorta delle esperienze di ciascuno, desse loro nuova energia su basi più solide dal punto di vista organizzativo. Facevano parte del novero, raccolto intorno all'idea del maestro Gaetano Raunisi, infatti anche tipografi di mestiere, oltre che impiegati o addirittura artigiani in altri campi, ma tutti coinvolti dall'appassionato entusiasmo del primo nella costituzione di una casa editrice che avesse a supporto una propria tipografia, connubio allora rarissimo in Italia ed addirittura inesistente a queste latitudini.
Si trattava pertanto di una strada innovativa, ma non completamente nuova, giacché il “Professore” (da tutti così chiamato) aveva alle spalle un'attività pubblicistica di non breve corso, iniziata già in periodi post bellici come corrispondente di giornali a tiratura regionale e culminata nella fondazione di un “proprio” periodico, cui verrà dato l'emblematico nome di Voce Libera e di cui sarà sempre il Direttore.
Iniziate le pubblicazioni poco prima, nel 1966, la storia di questa testata è correlativa a quella della Setim, la quale doveva costituirne non solamente la “casa”, il luogo dove materialmente si dava alle stampe, ma assurgere a simbolo e avveramento dell'impegnativo nome, cioè segno e sigillo della libertà di espressione che presso tipografie altrui non poteva, si opinò, in toto garantirsi, dopo essere stata così faticosamente attinta. Oggi tale assunto potrebbe sembrare velleitario, ma quei timori allora non erano del tutto infondati, se si pensa che a nutrirli era chi aveva trascorso la giovinezza sotto una dittatura che aveva fatto della censura alla stampa uno dei suoi puntelli e di maggior oppressione. Nessun condizionamento per quella Voce che dunque doveva essere Libera in radice, fin dalla creazione in tipografia. E tale spirito doveva di rigore essere preservato anche nei contenuti che, senza trascurare la cronaca cittadina, erano appassionatamente attenti all'aspetto politico, in un'èra – come accennato sopra – di irrefrenabili fermenti sociali e di sospirata rinascita economica, sul giusto governo dei quali si fonda la corretta amministrazione della cosa pubblica, alla quale il Direttore apportò peraltro il proprio contributo anche in qualità di consigliere comunale e assessore, nonché di presidente "illuminato" dell'Ospedale Maggiore, uno degli artefici della realizzazione della grande e moderna struttura nel nuovo quartiere modicano del Sacro Cuore (cfr. S. Terranova, Contributo alla storia di Modica, Modica, 2008, vol. I, p. 133; G. Ragusa, Grammatica critico-comparata del dialetto Sicilia sud-est o modicano, Modica, 1976, p. 199; N. Barone, Richiami, Acireale, 2002, p. 270; G. Cavallo, L'Ospedale degli Onesti, dalla Sacra Domus Hospitalis all'Ospedale Maggiore di Modica, Ragusa, 2008, pp. 163, 188 ssgg.).
Nonostante comunque il suo fondatore facesse politica attiva nelle fila del partito di maggioranza relativa a livello nazionale, Voce Libera (giornale “indipendente”, in fregio) non ne fu mai l'organo o la cassa di risonanza, anzi rifiutò - dedicando al tema dei corsivi stesi ad hoc, ogniqualvolta le si affibiava tale etichetta - recisamente l'epiteto di foglio “democristiano” e ciò non perché lo considerasse infamante (tutt'altro, avendo il Direttore con convinzione aderito alla Democrazia Cristiana fin dalla fondazione di questa), bensì riduttivo e forviante, in quanto non coglieva la genuina linea editoriale che invece doveva essere veramente Libera da chicchessia, a cominciare dal Partito in cui militava, appunto per meglio denunciarne le pecche e schivarne i condizionamenti, al servizio, quanto più obiettivo possibile, della collettività intera. Tutto ciò, si badi, in un'epoca in cui la DC a Modica aveva la maggioranza assoluta, spartendo con se stessa il potere con metodi spesso clientelari attraverso correnti interne, il che avrebbe però condotto - come si profetizzò proprio dalle colonne del giornale - ad una crisi di sistema irreversibile e fatale (anche a livello nazionale)! Opposizione quindi al contempo dentro al Partito e avverso al Partito che allora a Modica non aveva opposizione, questo fu il ruolo di Voce Libera nella vita della Città (la riprova dell'ottima reputazione di questo periodico è nel fatto che sul finire del secolo scorso una consorteria di politici ha cercato subdolamente di sfruttarne l'autorevolezza, pubblicando un giornale dal bieco nome di La Voce Libera, dopo un vano tentativo di mettere le mani sulla testata originale).
Vox in deserto, il giornale è passato attraverso ostacoli ed intermittenze, non tanto per avversità politiche (che non mancarono e procurarono un certo isolamento) o in conseguenza delle (tante) denunce di malgoverno, quanto per motivi economici e, per così dire, burocratici. Difatti, al primo aspetto di scarsità di fondi, da sempre tarlo di una Nazione che legge poco e che funestò i fogli modicani dell'epoca (ma che, ciononostante, fecero epoca!), se ne aggiunse un altro - non cospicuo per chi osserva questo mondo dall'esterno, ma sentitissimo dagli operatori del settore – consistente nella continua necessità di trovare un direttore responsabile, figura che come è noto in Italia è imposta dalla normativa che allo stesso tempo la sottopone alle fratte di un Albo, reliquato di un regime intollerante – come accennato – verso la stampa, ma che ancora oggi per tale aspetto è ben vivo, approssimando così il mondo dei giornalisti più ad una corporazione censoria, che ad un'associazione a difesa della libertà di espressione di chiunque. Per paradosso quindi, chi aveva da sempre, come il caso del “Professore”, vissuto nel giornalismo e fatto viverlo, ebbe l'avventura di ritrovarsi poi a non poter rivestire il ruolo di responsabile di una testata propria, per opinabili ed anacronistiche vicissitudini. Ciò fu motivo di mai sopita amarezza, insieme a quella per il discutibile operare di chi inizialmente era stato posto alla conduzione della tipografia (e che obbligherà alla rifondazione societaria).
Comunque sia, Voce Libera non fu solo politica o cronaca di Modica, ma, per una sorta di nemesi per un giornale “impegnato”, come si diceva allora, fu anche la voce del Modica, inteso come squadra di calcio (invero un alto indice di gradimento ebbe anche la rubrica umoristica "Qui si balla''), cui a metà degli anni Settanta dedicò lunghe, quanto apprezzate dai lettori, serie di numeri speciali che andavano a ruba. Erano stagioni di acceso agonismo in cui si tentava, sfiorandolo, il grande salto verso la serie C, agone più consono ad una rappresentativa di una città a suo tempo capitale ed a solleticare vieppiù la passione dei tifosi, quindi la curiosità dei lettori, fu il fatto che a concorrere per la promozione c'era anche la squadra della rivale Ragusa, cosicché la tiratura delle edizioni dedicate ad infuocati derby - su tutti quello del novembre 1975 - oltre ad una ricca iconografia e un maggior numero di pagine, era particolarmente copiosa ed andava in esaurimento in poche ore (il traguardo sarebbe poi stato raggiunto dal Ragusa ad esito del torneo successivo e dal Modica, sebbene per poco, da lì ad un lustro; una lotta così serrata al vertice del campionato tra queste due squadre non si registrerà più).
La Setim fu quindi il frutto del processo di evoluzione e maturazione di Voce Libera, la quale negli anni antecedenti aveva già dato abbrivio ad un'iniziativa collaterale - di taglio più culturale, ma connotata da stesso spirito e uguali principî - quale fu proprio quella di casa editrice, cosicché troviamo sotto le Edizioni Voce Libera uno dei più rinomati libri dedicati ad un evento che ha segnato in modo indelebile la storia recente di Modica: La Grande Alluvione del comandante Giovanni Modica Scala. Costui continuerà la collaborazione col sodalizio anche sotto la nuova veste di Setim, cui affiderà l'edizione di altri volumi dedicati alla storia lato sensu modicana, della quale è stato un prolificissimo ricercatore. Su quella virtuosa scia, studiosi e saggisti - storici, linguisti, analisti politici o sociali -, ma anche letterati, poeti, cultori di tradizioni popolari, perfino lincei, negli anni hanno affidato le loro fatiche editoriali alle cure della Setim (che al contempo ha svolto l'attività tipografica anche per conto terzi), la quale vanta al suo attivo una quarantina di titoli, alcuni dei quali di altissimo livello scientifico e tuttora ritenuti insuperati, come Le Comunità ebraiche nella Contea di Modica del succitato Autore (il quale scrisse per questi tipi anche La Madonna di Sion, libro sorprendente nel vero senso del termine); altri di struggente liricità e granitica fede, che sono valse risonanza e notorietà a livello internazionale, come la raccolta di poesie Dalla sofferenza alla gioia di Nino Baglieri, oggi Servo di Dio per la Chiesa cattolica, che per insondabile mistero, pur nell'immobile Calvario percorso, sprigiona energie nascoste, brillando di inusitata luce: un inno alla vita, dall'alto valore etico e morale, frutto di una scelta di fede incondizionata ed in controtendenza a tanti atteggiamenti odierni inclini al rifiuto del dolore e della sofferenza; altri ancora di singolare acuzie, come i racconti Tempo di scirocco di Raffaele Poidomani, sul quale fa obbligo soffermarsi, sia ben chiaro, non certo per sminuire l'indiscussa statura e la fiducia verso la Setim degli altri Autori, taluni di presenza particolarmente assidua, come il dott. Galfo e i proff. Rossino e Saluzzi.
Ma il modicano e cosmopolita Raffaele Poidomani fu una figura amicale di lunga data, persino famigliare con chi fondò e condusse questa Casa editrice. Tanto che se ne potrebbe scrivere una storia nella storia: quelle fulminee ispirazioni nel salotto di casa dell'Editore; quella bottiglia di vino dall'etichetta coi suoi versi vergati a mano e da lui donata per le occorrenze più liete; ecc. La biografia di Raffaele Poidomani - dalla vita intensissima, non solo artisticamente intesa - è stata già ampiamente scritta e non è qui luogo, né competenza, per aggiungere alcunché d’altro. Osservata però da questo pur angusto punto, ancorché “privilegiato”, la vicenda di Raffaele Poidomani, quella d’intellettuale, ma anche quella esistenziale ed umana, si palesa non prescindibile dalla tappa editoriale con Setim, siccome non marginale, né occasionale. Fu spirito di incommensurabile talento letterario, oltreché di studi, la critica ne è concorde. E Tempo di scirocco non ne fu l'opera prima, ciò è ben risaputo, sibbene una tra la copiosa sua produzione, anche di saggistica; ma di certo fu l’opera che ha trovato le cure editoriali degne di uno scritto di questo tenore e livello. Parlare quindi di un Raffaele Poidomani negletto e sottovalutato in vita ed in morte per lungo tempo, non trova riscontro nella realtà dell'epoca: la Setim c’è stata, dandogli un supporto editoriale nella sua totalità e consono al rilievo che Costui meritava, fin d’allora. Raffaele Poidomani quindi non fu da solo e soprattutto non rimase nell’oblio (neppure in morte...), almeno per quanto riguardò il capolavoro edito da Setim nel 1971. Ne fa da indicatore già la veste grafica ricercata (v’è una storia in sé già solamente per lo sforzo nella ideazione e redazione della copertina), ma soprattutto il battage  pubblicitario, come si direbbe oggi, finemente mirato ed a respiro anche nazionale. Il che non fu poco, anzi decisamente tantissimo. Rimandiamo qui, solo peraltro a mo’ di fugace accenno, a quanto viene riportato nel primo numero di Voce Libera del 1973 (che si può leggere nell’apposita sezione di questo sito): Tempo di scirocco non solo venne adottato come libro di testo da scuole locali, ma trovò eco in vari giornali di tutta Italia, anche specializzati e l’accoglienza della critica fu di già positiva. Risonanza cui si addivenne mercé il paziente lavorio dell’Editore nel coinvolgere nella lettura di questo scrittore così nostrano e così ragguardevole, al di là d'ogni confine. Ai nostri giorni si ardisce concordemente ad accostare il Poidomani ai grandi della letteratura siciliana contemporanea, dando pieno riscontro al pregio che gli si addice. Ma vale precisare, con convinzione, che si tratta di una “riscoperta”. Raffaele Poidomani era infatti già stato “scoperto” e valorizzato dall’Editrice di Tempo di scirocco, il che fece da volano anche al pregresso delle sue opere, preziose, quanto abbicate finallora sostanzialmente in immeritevoli ridotte, se rapportate alla loro valenza. La prematura scomparsa (1979) e il turbinio di vicissitudini umane, economiche, organizzative in anni di ristrettezze, come gl'inizi dei 70, impediranno di persistere nella collaudata collaborazione editoriale (nonché tipografica: la seconda edizione di Carrube e Cavalieri, l'altro suo libro narrativo di punta, viene stampata dalla Setim). Ma il ricordo, anche della consorte Federica Dolcetti, è nitido di una riconoscenza mutua, di una stima inalterata, di un’amicizia perenne e, non ultimo, di una certezza che un passo concreto per far conoscere questo nostro Autore il più possibile era stato con risolutezza compiuto. Raffaele Poidomani non è stato scoperto “dopo”, almeno qui.

La Setim non opera più in àmbito commerciale, ma mantiene l'impegno di promozione e diffusione culturale, mettendo a disposizione gratuitamente in digitale molti volumi editi (in ordine alfabetico, non tenendo conto dell'articolo determinativo) e numeri di Voce Libera (in ordine cronologico), catalogo che si verrà a integrare compatibilmente con le incombenze organizzative ed archivistiche, al fine di fornire un panorama più completo possibile di un'attività editoriale e giornalistica che ha pur caratterizzato la cultura cittadina, ma non solamente... 

Si ringraziano gli Autori o i loro aventi causa che acconsentono alla pubblicazione dei libri, anche parziale, qui fatta ad esclusivo scopo divulgativo.

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